
Non pensavo di dover tornare a scrivere così presto, dopo solo pochi giorni dal nostro “Momento Zero”, con la necessità di riflettere su ciò che è accaduto in alcune aree del comprensorio Piceno e Teramano che, ahinoi, non fa che avvalorare, in modo incontrovertibile, la scelta di interrompere l’attività di analisi delle rilevazioni strumentali dei dati, registrati dall’unica stazione meteo di questo portale ancora in funzione, decisione raccontata con un certo grado di tristezza nel precedente articolo.
L’esperienza vissuta nella serata del 21 Luglio, o meglio le conseguenze di questa esperienza, hanno segnato ulteriormente la mia personale capacità interpretativa e percettiva che con tutta l’onesta intellettuale a mia disposizione, metto quotidianamente in discussione, con la speranza di riuscire trovare un raggio di luce che riesca ad alleggerire il mio animo in subbuglio e spesso in balia dello sconforto.
Seppure da sempre avevamo sottolineato che l’attività operativa di Meteorivierapicena non avrebbe avuto la presunzione di sostituirsi a servizi di monitoraggio che altri Enti erano chiamati ad attuare con la adeguata competenza e responsabilità, la complessa gravità dell’accaduto – che ci ha visto solo poche ore fa, bersagli inermi di un evento atmosferico estremo, dal potenziale distruttivo estremamente elevato – non ha potuto che ribadire in me la reiterata necessità di trovare una risposta ad una domanda con la quale da troppo tempo ormai non riesco più a convivere senza provare uno snervante disagio fisico e mentale: in che modo, per mezzo di quale linguaggio, attraverso quale racconto, con l’ausilio di quali dati oggettivi, mostrando quali immagini Meteorivierapicena può essere di aiuto per tentare di giungere insieme alla dinamica comprensione di ciò che stiamo vivendo localmente, ma che riguarda indistintamente, seppure con tempi e modalità differenti, tutti gli esseri viventi che abitano il pianeta Terra?
La nostra non era la scelta di una forma espressiva accattivante quando definimmo questo progetto “La Bioclimatologia e la Riviera delle Palme” perché i principi che ci spingevano a investire tempo – tanto tempo – e personali risorse, al fine di realizzare un “opera rara” (pionieristica in quel tempo), corrispondevano e corrispondono ancora ad un’irrefrenabile necessità interiore, seppure ignota era la via che avremmo dovuto percorrere per giungere alla meta, o perlomeno riavvicinarsi ad un luogo ove potersi ristorare e riposare, per poi riprendere il cammino con nuove energie e una rinnovata consapevolezza.
Non ho mai voluto assumere il ruolo del profeta di sventure, seppure, da consigliere durante un passato consiglio comunale il primo cittadino utilizzò il termine Cassandra, ma torno a sottolineare, come feci in quella occasione, che la “mitica” profetessa, figlia del Re Priamo, a cui nessuno volle dare ascolto, profetizzò ciò che poi sarebbe accaduto; per cui l’appellativo, generalmente usato in modo deprezzante, definisce in vero una peculiarità particolare simile ad un Talento, che se usato saggiamente, diviene uno “strumento di lettura” utile in caso di bisogno. Oggi Cassandra, come accadde in quel tempo, non verrebbe ascoltata e comunque immagino che non utilizzerebbe la cassa di risonanza messa generosamente a disposizione dai cosiddetti canali Social, che più che risuonare, deformano ciò che non dovrebbe essere distorto.
Purtroppo (qualcuno dirà per fortuna) non siamo più al tempo delle veggenti Sibille, tanto care a Cecco d’Ascoli, seppure innumerevoli siano comunque i divulgatori – a pagamento – di profetiche previsioni fondate sulle variegate e colorate trasmissioni eteree vicine e lontane, prese un pò qua e un pò la, utilissime alla generazione di quell’assordante rumore di fondo dominante, tanto utile a chi si nutre di confusione, che impedisce ai più l’ascolto del naturale suono portante che sarebbe invece di enorme ausilio per tornare ad un più naturale orientamento, necessario a chi viaggia, per determinare la direzione che si vuole intraprendere per procedere, in sicurezza, lungo il cammino.
Tornando al locale disastro, vissuto con comprensibile spavento e grande apprensione da coloro che lo hanno vissuto perché coinvolti in prima persona, pur essendo anch’io tra questi, avverto però un’ulteriore forma di disagio nel costatare che l’apprensione maggiormente condivisa è quella della conta dei danni alla quale i cittadini sono stati invitati a partecipare, con la consapevolezza però che (leggo) “…Non è una richiesta di risarcimento” spiega però il primo cittadino. Dopo la grandinata eccezionale del 21 luglio, che ha causato 60 feriti e danni a centinaia di veicoli, spiega come e dove segnalare i danni subiti, precisando che la procedura serve solo a raccogliere dati…”
Chissà, forse qualcuno in questo modo capirà meglio perché Meteorivierapicena non intende più “raccogliere dati” perché ritengo che questo non sia più il tempo della sterile e improduttiva raccolta di informazioni. I grandi elaboratori, artificiali e non, quotidianamente ingrassano a dismisura i loro datacenter e la loro “memoria” per mezzo dei nostri “racconti”, attraverso il nostro vissuto, mentre noi, invece, smagriamo giorno dopo giorno.
Dopo violenti terremoti, alluvioni smisurate, indebolimento dei pendii collinari e montuosi, dopo la constatazione dell’aumento dell’intensità e frequenza delle mareggiate, dopo la constatazione dell’aumento dell’intensità e frequenza dei nubifragi, dopo la constatazione dell’aumento dell’acidificazione dei mari, dopo la constatazione dell’innalzamento del livello dei mari, dopo la constatazione della modifica delle correnti oceaniche, dopo la constatazione dell’innalzamento della temperatura media del pianeta, dopo la constatazione dell’innalzamento della quota dello 0 termico, dopo la constatazione dell’anomalo scioglimento delle aree ghiacciate del pianeta, dopo la constatazione dell’intensificazione di tornado e uragani, dopo la constatazione dell’aumento della velocità dei venti in specifiche circostanze, dopo la constatazione dell’aumento delle aree desertificate, dopo la constatazione della facilità di propagazione degli incendi boschivi, dopo la constatazione dell’intensità dei periodi di siccità estrema, dopo la constatazione della modifica dei periodi stagionali naturali… dopo la constatazione che, a memoria d’uomo, chicchi di grandine della misura di 8/10 sentimenti e del peso di 100/150 grammi sul nostro territorio non erano mai caduti…
oltre alla conta dei danni, che viste le premesse nessuno pagherà, cosa abbiamo intenzione di fare?
Cosa? (Riego Gambini)