Escherichia coli: l’unica certezza è che il settore ortofrutticolo è in ginocchio

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Martedì, 7 Giugno 2011

 

Continua a diffondersi in Europa l'infezione da Escherichia coli. Dall'inizio di maggio il numero complessivo di casi è salito a 2.429. Secondo i dati aggiornati presentati dai Centri europei per il controllo delle malattie (Ecdc), da ieri sono stati registrati 96 nuovi casi, 13 dei quali sono della grave Sindrome emolitico uremica (Seu). Di questi 12 sono avvenuti in Germania, e 1 in Polonia. Sempre rispetto a ieri le morti sono salite a 22. Sempre in Germania sono avvenute 82 delle 83 infezioni registrate oggi, un caso è stato invece accertato in Lussemburgo. La Germania è il Paese in assoluto più colpito, con 21 vittime.

Di fronte a questi dati e alle incertezze che stanno caratterizzando almeno questa fase iniziale dell'epidemia, il ministro dell'agricoltura italiano, Saverio Romano ha commentato: «Non credo che stiano gestendo al meglio questa emergenza» e poi ha adombrato qualche sospetto: «Si tratta di una regione della Germania che è fortemente autonoma che negli ultimi tempi ha beccato tre disastri: la cosiddetta mozzarella blu, la diossina animale e oggi l'E.coli».

Il ministro ha poi ritenuto insufficienti i 150 milioni di euro proposti dalla Commissione europea come indennizzo per aiutare gli agricoltori del Vecchio Continente, le cui vendite sono in caduta libera dopo l'epidemia.

«Temo che saremo richiamati nuovamente a ridiscutere di eventuali compensazioni, addirittura con uno stato di crisi del comparto, se non viene individuata immediatamente la provenienza del batterio». In effetti il calo delle vendite di prodotti ortofrutticoli (solo italiani) è stato valutato di almeno il 20%.

«Stiamo stimando i danni che oggi ammontano a una cifra compresa fra i 50 e i 100 milioni, ma se si dovesse mantenere questo stato di confusione il calo delle esportazioni comporterà un'ulteriore diminuzione dei prezzi dovuto all'aumento dei prodotti che rimangono invenduti» ha concluso Romano.

Sulla stessa linea del ministro anche la Cia (Confederazione italiana agricoltori) che chiede all'Unione europea di fare al più presto la massima chiarezza e che la Germania si assuma in modo preciso le sue responsabilità.

L'Aiab (Associazione italiana per l'agricoltura biologica) sottolinea come anche in questa occasione si sono avute conferme sulla sicurezza della filiera biologica. «Smontata anche l'ipotesi che l'epidemia di E. Coli sia stata originata dai germogli di soia biologici prodotti da un'azienda tedesca della Bassa Sassonia, restiamo sconcertati dalla leggerezza con la quale le istituzioni tedesche stanno indicando in alcuni produttori agricoli europei i presunti ‘vettori' dell'infezione, senza la minima preoccupazione delle conseguenze economiche e sociali delle inesatte informazioni diffuse»- ha dichiarato il presidente nazionale Andrea Ferrante. Dopo le accuse ai cetrioli provenienti da un'azienda biologica spagnola poi risultate infondate e poi ai germogli di soia biologici «risulta del tutto evidente quanto sia efficiente e sicuro il sistema di tracciabilità di tutta la filiera imposto dalla certificazione biologica. Un sistema tanto efficiente che ha permesso di individuare subito le aziende produttrici delle verdure erroneamente ritenute all'origine dell'epidemia. Ci auguriamo che ora si proceda in modo più serio e ponderato all'individuazione delle cause dell'epidemia e che l'Europa stabilisca adeguati risarcimenti per gli agricoltori ingiustamente accusati e così gravemente danneggiati» ha concluso Ferrante. (greenreport.it)

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