Trovate 163 sostanze tossiche nel corpo delle donne incinte

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Martedì, 25 Gennaio 2011

 

MILANO - Pentole, cibi industriali, prodotti per l'igiene e di bellezza: un'indagine su questi, e altri, oggetti di uso comune ha permesso a un gruppo di ricercatori della University of California di individuare 163 sostanze chimiche, molte delle quali attualmente vietate perché tossiche, nel corpo di 268 donne incinte, esaminate tra il 2003 e il 2004. Lo studio (basato su dati del National Health and Nutrition Examination Survey) è stato pubblicato sulla rivista Environmental Health Perspectives.

LE SOSTANZE NOCIVE - I ricercatori hanno individuato i bifenili policlorurati (PCB), presenti - prima di essere vietati in molti Paesi - nelle vernici, lacche e materiali sigillanti; pesticidi come il Ddt (vietato negli Stati Uniti dal 1972 e in Italia dal '78); composti perfluorinati (PFC) presenti nel teflon che riveste le padelle antiaderenti; ftalati usati per la plastica; idrocarburi policiclici aromatici (IPA), che derivano dalle combustioni industriali e dalle auto; perclorato; eteri di difenile polibromurato, usati come ritardanti di fiamma. Il bisfenolo A (BPA) è stato trovato nel 96% delle donne intervistate: si tratta di una sostanza usata nella produzione della plastica e delle lattine per alimenti, risultata pericolosa per il feto. «Molte di queste sostanze chimiche presenti nelle donne in gravidanza hanno le stesse concentrazioni che, in altri studi, sono state associate a effetti negativi nei bambini - spiega Tracey Woodruf, primo autore dello studio -. L'esposizione a più composti chimici può inoltre aumentare il rischio di risultati negativi per la salute e avere un impatto maggiore di esposizione rispetto a una sola sostanza».

VALUTAZIONE DI RISCHIO - Va sottolineato che i ricercatori indicano come la concentrazione di sostanze nocive nelle donne incinte risulti uguale a quella presente in donne non in gravidanza. «Il titolo dello studio fa impressione ma la sostanza non è particolarmente nuova rispetto a quello che già sappiamo e che, appunto, vale per tutti gli esseri umani - commenta la dottoressa Emanuela Testai, tossicologa e dirigente di ricerca dell'Istituto Superiore di Sanità -. Nelle donne incinte c'è in più il rischio che alcune di queste sostanze possano attraversare la placenta e arrivare al feto, ma nello studio non vengono indicati gli eventuali rischi sanitari dei vari composti individuati. L'indagine può essere utile come punto di partenza, più per altri ricercatori che per i cittadini: considerate le dosi, si può procedere a stilare una valutazione di rischio delle varie sostanze che oggi non abbiamo. L'unico consiglio concreto che si può dare è quello di evitare l'esposizione prolungata, ma va detto che per molte di queste molecole l'esposizione è subdola, non palpabile. Inoltre si tratta in molti casi di sostanze persistenti nel sangue, come il Dde (metabolita del Ddt), che non viene immesso nell'aria ormai da molto tempo». (corriere.it)

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