L'Assessore Canducci risponde a Bruno Gabrielli sul Parco marino del Piceno

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Venerdì, 9 Ottobre 2009

 

Il quotidiano.it riceve e pubblica dall'Assessore Paolo Canducci quanto segue:

Prendo spunto dalle ultime dichiarazioni dell'assessore provinciale Bruno Gabrielli per ricordare a lui, che evidentemente non si è mai interessato in questi anni all'argomento, e soprattutto all'opinione pubblica come stanno esattamente le cose in merito all'iter istitutivo del Parco marino del Piceno.

Se questo percorso è fermo, è solo perché non è mai stata convocata la Conferenza unificata, l'organismo che raccoglie Stato, Regione ed Enti locali coinvolti (in questo caso i Comuni costieri e le Province di Ascoli e Fermo) e che ha il compito di esprimere un parere definitivo sull'istituzione dell'area protetta. E ciò non è avvenuto per la semplice ragione che il Ministero dell'Economia, che ha il compito di convocare la Conferenza insieme a quello dell'Ambiente, ha tagliato i fondi originariamente previsti per la fase di avvio del Parco.

E' necessario quindi ribadire che tutto quanto era nella competenza degli Enti locali, Comune e Provincia, è stato fatto: l'assessore Gabrielli può consultare i competenti uffici della Provincia per sincerarsene. Piuttosto sarebbe interessante sapere se l'attuale Amministrazione provinciale è ancora interessata a portare avanti il progetto: a tale proposito io e il sindaco Gaspari abbiamo scritto qualche giorno fa al presidente Celani e al presidente della provincia di Fermo Cesetti per conoscere le loro intenzioni., Se la provincia di Ascoli vuole ripensarci, lo dica chiaramente perché non sta scritto da nessuna parte che tra i soggetti promotori debba esserci un'Amministrazione provinciale. Vorrà dire che ci restituirà le somme a suo tempo anticipate dai Comuni per avviare la parte promozionale dell'attività del parco.

Quanto al fatto che il Parco possa danneggiare le attività dei vongolari, anche qui Gabrielli farebbe bene a consultare le carte che sono custodite nei suoi uffici: potrà leggere che, a seguito dell'ultima riperimetrazione, l'area del parco totalmente interdetta alle attività di pesca è di appena il 17% del totale, per lo più individuata in corrispondenza delle foci dei fiumi. E' vero invece il contrario, cioè che la presenza di un parco favorisce il recupero di una biodiversità che, in un ambiente fortemente antropizzato come il nostro, si sta perdendo, a tutto vantaggio della qualità e quantità dell'attività di pesca.

Quanto alla cassa di colmata in corso di realizzazione e alla sua compatibilità con il Parco marino, ricordo agli ambientalisti dell'ultim'ora che la cassa è in fase di realizzazione da due anni e che è già stata utilizzata per stoccare le sabbie del nostro porto non compatibili con il ripascimento della spiaggia. Un fatto stranoto a tutti, sul quale nessuno ha trovato mai nulla da ridire: mi chiedo come mai, adesso che il partito della Rifondazione comunista non guida più la Provincia e non è più nella maggioranza al governo della città, si gridi all'attentato ambientale. Forse perché le sabbie non vengono più da S. Benedetto ma da Senigallia? E come mai i difensori del porto alzano la voce proprio in coincidenza con l'arrivo su piazza di un gruppo di imprenditori non meglio identificati che vanno offrendo mirabolanti strumentazioni per ripulire la sabbia e renderla così idonea al ripascimento? (ilquotidiano.it)



PS: su una spiaggia naturale è l'azione del mare a "lavare" la sabbia di cui possiamo godere i benefici quando passeggiamo lungo la riva. Lo fa quotidianamente, costantemente, a volte lentamente e a volte più vigorosamente. Se il mare, con il suo moto ondoso, non riesce più a svolgere quest'azione di "purificazione" è perché l'uomo interviene massicciamente rendendo impossibile, nei giusti ritmi, questo instancabile ed efficace processo naturale. (Riego Gambini)

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