Sabbie mobili

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Sabato, 21 Novembre 2009

 

“ Vanno
vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio ”


Porta nebbie, l’autunno a Grottammare, e vomitevoli spessi fumi di olive da pellet.
E, quest’anno, dune alte di sabbie nere sulla spiaggia Tesino sud. Viene presto il buio in questo periodo: per qualche ora camuffa il grigio dei giorni, sfuma pietoso lo squallore d’intorno e il nero dei cumuli sabbiosi, i tracciati dei camion sulla riva, lo schifo che ti prende alla gola.
Trattiene il respiro, il mare, immobile, inerte da giorni. Incredulo, forse.
Vanno vengono ritornano, i camion di sabbia nera. Li incontri sull’Adriatica, li vedi in autostrada, li incroci sul lungomare. Il cassone coperto, ma sai già cosa e dove vomiteranno. Sai anche da dove vengono: lo vedi dalla nazionale, spaventevole immenso stoccaggio a Torre di Palme.

“Certe volte ti avvisano con rumore
prima di arrivare
e la terra si trema
e gli animali si stanno zitti
certe volte ti avvisano con rumore ”

 

Tesino sud non c’è più.
Ex spiaggia di dune sassose, cespugli verdi, aveva respiro di mare libero. Rabbiose chiatte spararono sabbia nera che li coprì ma tornarono, i sassi, riportati dal mare con la sua collera antica. Brandirono allora l’ascia di guerra, i signori della sabbia milionaria, rabbiosi ringhiarono mare-fatti-più-in-là, vinceremo noi. Strillarono forte, con loro, stampa e sindaci e “dotti” d’ogni risma: gloria ai sapienti che ci daranno spiaggia e spiaggia e spiaggia - se di sabbia nera e schifida e millenaria e morta non importa - e chalet e ombrelloni e turisti. Non si azzardi il mare a coprire l’odore dei soldi.

Oggi il mare lo nascondono cumuli enormi di sabbia nera che premono fin sulla strada, soffocano ogni visuale […e si mettono tra noi e il cielo per lasciarci soltanto una voglia di pioggia ]. Accerchiano l’unico, ultimo cespuglio verde. Sparirà anche quello, con le piramidi di ghiaia tristemente ammucchiata per far posto alle sabbie morte, deserte d’ogni forma di vita, che camion e ruspe e trattori già spandono con feroce impegno. Oggi il mare sembra vinto, chi ha voluto spiaggia e spiaggia e spiaggia l’avrà, su quel deserto pianterà il vessillo dell’interesse che tutto piega e corrompe […non vedi più il sole e le stelle / e ti sembra di non conoscere più / il posto dove stai.].
Ma viene da lontano, il mare, non è inerme. Si sveglierà. Che lo si speri o no. (Sara Di Giuseppe)

 

Vanno 
vengono 
ritornano 
e magari si fermano tanti giorni 
che non vedi più il sole e le stelle 
e ti sembra di non conoscere più 
il posto dove stai 

Vanno 
vengono 
per una vera 
mille sono finte 
e si mettono li tra noi e il cielo 
per lasciarci soltanto una voglia di pioggia
            (Fabrizio De Andrè -  Le nuvole – 1990)

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