Copenhagen rischia di perdersi nel mare di carte e scetticismo di Barcellona

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Venerdì, 6 Novembre 2009

 

Oggi si chiudono a Barcellona i 5 ultimi giorni dei Climate change talks prima dell'appuntamento finale di Copenhage, ma ieri è stata una giornata convulsa, punteggiata di incontri informali all'interno della sessione dell' Hoc working group on Long-term cooperative action under the convention (Awg-Lca) sui temi della "visione comune" e delle azioni concrete a lungo termine, dell'adattamento e dell'attenuazione del cambiamento climatico, delle tecnologie e del rafforzamento delle capacità dei Paesi in via di sviluppo.

Se possibile, forse il turbinio di incontri dell'Ad hoc working group on further commitments for Annex I Parties under the Kyoto Protocol (Awc-Kp) è stato più frenetico e forse drammatico: ad un solo mese dall'inizio del summit di Copenhagen lo scontro tra "ricchi" e "poveri" sulla riduzione dellle emissione dell'Annex I del Protocollo di Kyoto (i Paesi sviluppati) non sembra trovare composizione, con conseguenze potenziali di un fallimento in Danimarca a dicembre.

Il summit di Barcellona sembra sfarinarsi in una indecifrabile matassa di gruppi e sottogruppi che cercano di salvare il salvabile e di mettere nero su bianco la mole di parole che sono state dette e scritte nei due anni delle road map disegnata a Bali: i testi, a volte alla quarantesima versione, si rincorrono, si incrociano si accavallano e sullo sfondo resta la necessità di un accordo,la possibilità di un fallimento e la quasi certezza di un compromesso al ribasso.

In chiusura della sessione notturna alcuni delegate hanno detto che l'accento è stato nuovamente messo su come trasmettere a i risultati di questo lavoro effettuato a Barcellona a Copenhagen e su come l'Awg-Lca dovra presentarsi al summit danese.

Ma le opinioni divergono, e molto, quando dalle enunciazioni di principio si passa a quel che sono le cifre e gli impegni da inserire nei documenti ufficiosi allegati al rapporto Awg-Lca 7 o nel nuovo documento generale informativo che dovrebbe essere approvato oggi a Barcellona.

Comunque sembrerebbe che ieri si sia raggiunto un accordo generale sulla presenza a Copenhagen di un gruppo di contatto dell'Awg-Lca che dovrebbe dare gli indirizzi generali per i lavori dei vari gruppi informali che lavoreranno al problematico accordo globale.

Nonostante questo, tra i delegati è sempre più forte la consapevolezza che alla Cop 15 di Copenhagen non sarà possibile raggiungere un accordo giuridicamente vincolante.

Secondo l'Earth negotiations bulletin, diffuso oggi ai Climate change talks di Barcellona, molti osservatori, soprattutto tra gli ambientalisti, le Ong e le delegazioni dei Paesi in via di sviluppo, sono visibilmente delusi, mentre altri sperano ancora che un accordo "politico" a Copenhagen possa aprire la strada all'approvazione entro il 2010 di un nuovo "protocollo" o di strumenti che contengano obiettivi certi ed obblighi precisi.

La delegazione Usa ha cercato di uscire dall'angolo nel quale la avevano infilata prima il momentaneo boicottaggio dei lavori di Barcellona da parte dei Paesi africani e poi le durissime accuse del Gruppo 77 più Cina sventolando il voto favorevole della Commissione per l'ambiente e i lavori pubblici del Senato statunitense alla legge sul clima voluta da Obama (ma pesantemente rivista).

Per molti delegati dei Paesi in via di sviluppo si tratta certamente di uno sviluppo positivo, ma la sensazione è quella di uno scetticismo dominante sulle possibilità che il Parlamento Usa riesca davvero ad approvare il Climate Bill prima di Copenhagen, visto che il progetto di legge deve ancora essere esaminato da altre Commissioni Usa e da un Comitato di conciliazione incaricato di colmare le differenza tra i due testi approvati dalla Camera e in approvazione al Senato.

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