Gli scienziati ai politici: Attenti all'acidificazione degli oceani

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Mercoledì, 4 Febbraio 2009

 

Più di 150 grandi nomi delle scienze del mare di 26 diversi Paesi hanno firmato un appello ai decisori politici perché «agiscano senza più attendere per ridurre in maniera decisiva le emissioni di C02, al fine di evitare che l´acidificazione degli oceani causi danni estesi agli ecosistemi marini». Gli scienziati nella dichiarazione di Monaco scrivono che «L´acidificazione degli oceani è già visibile ed accelera» e citano l´Unesco che mette in guardia sui possibili effetti socio-economici negativi del processo che «potranno essere evitati solo limitando in futuro il tasso di CO2 in atmosfera».

La Dichiarazione di Monaco si basa sul rapporto sulle priorità della ricerca elaborato nell´ottobre 2008 dai partecipanti al secondo Simposio internazionale sull´oceano, organizzato dalla Commissione oceanografica intergovernativa dell´Unesco, dal Comitato scientifico per le ricerche oceanografiche, dall´Agenzia internazionale per l´energia atomica (iaea) e dal Programma internazionale geosfera-biosfera.

Secondo James Orr, un ricercatore del laboratorio dell´ambiente marino dell´Iaea «La chimica degli oceani gioca un ruolo così essenziale e i cambiamenti che lo colpiscono sono così rapidi e così gravi che i loro effetti sugli organismi sembrano ormai inevitabili. Attualmente, il problema è quello di sapere quale sarà l´ampiezza dei danni ed a quale velocità si produrranno. Il rapporto del simposio riassume lo stato delle conoscenze scientifiche e fissa le nostre priorità per i lavori di ricerca futuri, mentre la Dichiarazione di Monaco esorta i dirigenti politici ad agire urgentemente per ridurre le fonti del problema».

Quello che dicono gli scienziati è che l´acidificazione del mare può impedire la sopravvivenza della maggior parte delle barriere coralline già entro la metà di questo secolo. L´acidificazione non solo impedisce ai coralli di formare il carbonato per costruire i loro esoscheletri, ma minaccia anche la sopravvivenza di altre creature marine come granchi, aragoste ed ostriche.

Un declino che si rifletterà lungo la catena alimentare marina fino a raggiungere l´uomo. Nella Dichiarazione si legge: «L´attuale aumento di acidità degli oceani è cento volte più veloce i qualsiasi precedente cambiamento avvenuto nel corso degli ultimi milioni di anni. I politici devono rendersi conto che l´acidificazione degli oceani non è una questione periferica. E´ un altro problema legato alle emissioni di CO2 che devono essere affrontati insieme al cambiamento climatico».

Secondo gli scienziati «L´acidità superficiale degli oceani è aumentata del 30% dopo la rivoluzione industriale». Una diminuzione dello 0,1 del pH sulla superficie degli oceani del mondo può sembrare trascurabile, ma ricercatori australiani nel 2008 hanno segnalato che in Antartide le lumache di mare in stanno formando già gusci più sottili e che la densità degli scheletri di alcuni coralli della Grande Barriera corallina australiana è diminuita del 20%.

L´Ipcc prevede che l´acidificazione potrebbe causare una diminuzione dello 0,4 dl pH nelle superfici oceaniche entro il 2100, con punte ancora più elevate nelle aree vicino all´equatore. La dichiarazione si occupa anche dei colossali progetti di geo-ingegneria, che vorrebbero modificare intenzionalmente l´ambiente planetario per ridurre gli effetti del cambiamento climatico, anche attraverso il tentativo di deviare i raggi solari che regolano la quantità di luce solare che raggiunge la terra, e spiega che è improbabile che con questi mezzi si riesca a fermare l´acidificazione degli oceani,. «Ma questo non riduce la quantità di anidride carbonica in atmosfera e negli oceani» sottolineano gli scienziati.

Anche i progetti per assorbire i gas serra attraverso la coltivazione e fertilizzazione delle alghe lasciano molto perplessi: anche se le alghe riducessero i gas serra in atmosfera questi ce li ritroveremmo comunque sotto il mare.

«Strategie di mitigazione che mirano al trasferimento di CO2 nell´oceano, per esempio dirette allo smaltimento di CO2 in acque profonde o con la fertilizzazione degli oceani per stimolare la produttività biologica, rafforzerebbero in alcune aree l´acidificazione degli oceani, riducendola allo stesso tempo in altre».

Patricio Bernal, segretario della commissione oceanografica intergovernativa dell´Unesco sottolinea che «Nella prospettiva di far progredire la scienza sull´acidificazione degli oceani, noi abbiamo bisogno dei migliori scienziati per condividere i risultati dei loro lavori e stabilire delle priorità di ricerca per conoscere meglio i processi di acidificazione e i loro effetti sugli ecosistemi marini. La serie degli incontri sull´oceano in un mondo troppo acido svolge ogni 4 anni questo ruolo di forum per gli scienziati e il rapporto sulla priorità della ricerca che ne risulta è un documento di riferimento su quel che sappiamo oggi dell´impatto dell´acidificazione».

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