Allarme clima: il ritorno di El Nino

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Mercoledì, 5 Agosto 2009

 

WASHINGTON, Usa -- Secondo diversi rapporti dei centri di ricerca internazionali di Inghilterra, Australia e Stati Uniti, El Niño sarebbe di nuovo tra noi. Stando alle previsioni, dunque, nei prossimi mesi assisteremo a diversi scombussolamenti climatici e un'estremizzazione dei fenomeni meteorologici.

Gli esperti sostengono che è molto probabile un aumento della siccità in Africa orientale, India e Australia. Mentre sono previste precipitazioni più massicce in centro America e Perù. In Europa si acuiranno le situazione estreme: molto freddo, molto caldo, con un'intesificazione nell'inverno 2009-2010, quando il fenomeno si sarà manifestato pienamente.

La recrudescenza del Niño non avrà l'intensità del 1998, ma sarà seconda solo a quest’ultima.

Ma come si genera «El Niño»? Nasce da una variazione periodica della temperatura dell’Oceano Pacifico orientale (aumento di almeno 0,5 gradi centigradi) che comporta alterazioni sul clima globale, in particolare su quello dell’America centro-occidentale, delle zone più orientali dell’Asia e dell’Australia.

Il nome («il bambino») si riferisce alla nascita di Gesù: i pescatori peruviani ed ecuadoregni, che per primi lo osservarono, notarono che il fenomeno si manifestava nel periodo natalizio. Normalmente si registra ogni due-sette anni.

L’ultimo «El Niño» è stato osservato nel 2006-2007. In quegli anni la temperatura della superficie oceanica crebbe fino a 0,9 gradi rispetto al normale. Un livello, questo, che «El Niño» di quest’anno avrebbe già superato, secondo quanto riferisce il Climate Prediction Center del National Weather Service statunitense.

Stando ai rilievi, infatti, la temperatura della superficie oceanica sta infatti oscillando tra +0,5 e +1,5 gradi lungo gran parte della fascia equatoriale del Pacifico. Anche dal Met Office inglese arrivano conferme in tal senso. Il 2010, dunque, si preannuncia bollente. (scienze.tv)

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