Il G20 ignora il clima e rinvia ogni decisione.... aspettando Obama

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Martedì, 18 Novembre 2008

Nell’editoriale di venerdì scorso (il giorno precedente all’inizio del meeting di Washington) Alessandro Farulli interrogandosi su cosa potesse fare il G-20 per la crisi ecologica, provava ad avanzare l’ipotesi che «impostato come sembra e senza Obama (inteso come la speranza che lui cambi questa impostazione…) crediamo che possa al massimo cercare un nuovo accordo sulla lotta ai cambiamenti climatici e sulle questioni energetiche».

Barack Obama ha scelto di non partecipare ma ha inviato un suo intervento video ai capi di Stato e di Governo del G20 riuniti a Washington, dove ha ribadito la sua ferma intenzione di puntare agli investimenti in

green job e in energie pulite e l’importanza di affrontare in maniera corale il problema della crisi climatica oltre a quella economica. Il neo presidente degli Usa è ben determinato – come sembra anche dall’intervista rilasciata alla Cbs e pubblicata oggi su La Repubblica- a rivedere i modelli economici adottati fin qui, a partire dall’America, e a non voler dare carta bianca ai mercati, seguendone quel dinamismo che ha portato allo sfascio le economie di tutti i paesi occidentali e che si è dimostrato un «ponte che non conduce da nessuna parte», se non nel baratro.

Ma a leggere quanto è emerso dai documenti ufficiali, oggi che il G20 si è concluso, si può dire che purtroppo delle questioni climatiche non se ne è nemmeno accennato. Nell’elenco delle cose su cui si ravvisa la necessità di prendere iniziative, il tema della crisi ecologica che sta affiancando e che anzi ha anticipato la crisi economica, non sembra essere nemmeno citato e tanto meno sembra essere stata -da qualcuno- ravvisata l’esigenza di intervenire.

In verità poco si è deciso anche riguardo alle altre questioni affrontate, ovvero come risolvere in maniera collegiale la crisi economica planetaria.

Dal documento finale del vertice sono emerse disposizioni sulla regolamentazione, sorveglianza e trasparenza dei mercati da applicare in modo concreto entro il 31 marzo, termine entro il quale i paesi del G20 dovranno mettere sul tavolo proposte concrete per la regolamentazione globale, la supervisione e la trasparenza dei mercati finanziari: una sorta di elenco di provvedimenti decisi dai singoli governi, secondo criteri e priorità più nazionali che globali, che viene spacciata per azione concertata e che non va oltre la necessità di mettere un freno alla recessione che sta colpendo uno ad uno (chi più chi meno) tutte le realtà economiche del pianeta.

«Siamo determinati a rafforzare la nostra cooperazione per rilanciare la crescita mondiale e raggiungere le necessarie riforme nel sistema finanziario globale» sta scritto nel comunicato stampa . «Ma c´è bisogno di fare di più per stabilizzare i mercati e rilanciare la crescita».

Per il rilancio della crescita (tema che non viene nemmeno messo in discussione) si dovrà continuare negli sforzi che già hanno fatto molti paesi e assumere le azioni necessarie per stabilizzare il sistema finanziario.

Il G20 ha convenuto anche sulla necessità di prevedere «proposte concrete per la sorveglianza, la trasparenza e la regolamentazione dei mercati» e il Fondo monetario internazionale e il Financial stability forum, guidato dal governatore della Banca d´Italia Mario Draghi, hanno già espresso venerdì la propria disponibilità a farsi carico del compito di vigilanza.

Quindi i corni per affrontare la crisi sono ancora (e soltanto) crescita e mercati e riguardo alla loro soluzione corale si è deciso che si deciderà: si rimanda in effetti tutto ad aprile, data del prossimo incontro del G20, quando il neo presidente degli Usa Barak Obama, il convitato di pietra di questo vertice, sarà pienamente insediato nel suo ruolo.

C’è però un elemento che è senza dubbio emerso da questo meeting, ovvero la necessità di coinvolgere nelle decisioni anche i paesi ad economia emergente, perché come ha avuto modo di dichiarare il presidente della Commissione Ue, Emmanuel Barroso «la crisi ha dimostrato senza ombra di dubbio che o ci salviamo tutti insieme o affoghiamo tutti insieme».

L’allargamento del G20 ai paesi emergenti ha aumentato la legittimità della governance mondiale, ha sottolineato Barroso «ma a questo punto non vanno dimenticati i paesi in via di sviluppo». Ed evidentemente questa apertura non è sfuggita a Jean Ping, il presidente della Commissione per l´Unione africana, che ha rivendicato un posto nel G-20 anche per il continente nero. Un segno che l’esigenza di una governance globale è sempre più sentita e che il ruolo di organismi come il G8 è arrivato ormai al capolinea. (Lucia Venturi - greereport.it)

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