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ROMA -- Grandi, piccole, trasparenti, colorate. Insomma, ce ne sono per tutti i gusti. Stiamo parlando dei milioni di meduse che stanno invadendo le coste italiane. Si muovono trasportate dalle correnti e si moltiplicano velocemente, avvicinandosi sempre di più alle spiagge che, in questo periodo, sono affollate di turisti. A lanciare l'allarme è l'Istituto di ricerca per la protezione ambientale del ministero dell'Ambiente.
"Siamo a livelli di emergenza - avverte Silvio Greco, dirigente di ricerca -, ma in Italia, a differenza di altri Paesi, non è previsto un piano di interventi perché non ci sono soldi".
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Le specie più comuni di medusa sono la Pelagia noctiluca, caratterizzata da ombrello bruno marrone, tentacoli anche lunghissimi e opalescente, e la Rhizostoma pulmo con bordi blu-violetto sul corpo color latte. Entrambe urticanti. Ecco allora che i vacanzieri potrebbero fare l'incontro, non troppo piacevole, di una di queste specie.
"Le segnalazioni - precisano dall'Istituto - ci arrivano in maniera frammentaria da pescatori o ricercatori impegnati in altre missioni. La situazione è comune agli altri Paesi che si affacciano sul Mediterraneo: abbiamo un esercito di meduse al largo del Tirreno, davanti alla Liguria, nei mari intorno all'Italia, quelle avvistate a riva solo una piccola parte. Milioni e milioni di esemplari, lontano sì dalle coste, ma in balia delle correnti: basterebbe un niente a portarle sulle spiagge".
Il punto è: come fermarle? "Per cominciare - spiega Greco - attuando un censimento. Occorre sapere con precisione quante meduse ci sono e dove sono localizzate. Per il resto c'è bisogno di un'azione comune con gli altri Paesi: un piano internazionale per far fronte all'emergenza". Il problema infatti non riguarda solo l'Italia. L'invasione di meduse riguarda anche Stati Uniti, Australia, Golfo del Messico, Hawaii, Namibia e Giappone.
"Bisogna agire il più presto possibile", sottolinea il ricercatore.
Greta Consoli
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